Aumenta la domanda della pasta di grano duro italiano

Mentre nei campi ci si prepara alla mietitura, sui mercati continua a crescere la domanda di grano duro di qualità da parte dei pastai nazionali. Con oltre 4 milioni di tonnellate, oggi l’Italia è al primo posto in Europa e rappresenta da sola il 10% della produzione globale. Quest’anno secondo Aidepi, l’associazione del dolce e della pasta italiani che rappresenta l’80% del mercato, nel nostro Paese si prevede un raccolto in linea con l’anno scorso, pur a fronte di una contrazione delle superfici del 2% per il calo di investimenti nel Sud e nelle Isole. Si osserva un rallentamento degli scambi internazionali (-1,5%), e si stimano stock 2018-2019 pari a oltre 9 milioni di tonnellate. Nel mondo, invece, la nuova campagna registrerà una ripresa di oltre il 4% per un totale di quasi 39 milioni di tonnellate, mentre nel continente europeo ci si aspetta una riduzione del 3%, con circa 9 milioni di tonnellate.

Grazie all’aumento delle rese, nell’ultimo secolo l’industria pastaia ha dimezzato le importazioni di grano duro estero, che continua comunque a coprire una quota compresa tra il 30% e il 40% del fabbisogno nazionale. Nel 2017 dalle imprese italiane sono usciti 3,4 milioni di tonnellate di pasta: oggi un piatto di pasta su 4 in Europa è prodotto in Italia e la penisola è prima al mondo per volumi prodotti. Una domanda elevata di grano duro a cui ad oggi la produzione nazionale non riesce a fare fronte: da una parte dal punto quantitativo, dall’altra anche rispetto agli standard di qualità previsti dalla normativa italiana sulla pasta, a partire dal livello di proteine.

L’aumento delle rese degli ultimi anni è stato ottenuto anche grazie ad accordi di filiera “Un primo passo è stato fatto con la sottoscrizione di contratti di filiera pluriennali tra parte agricola, cooperazione e industria che hanno l’obiettivo di garantire agli agricoltori un reddito sicuro, fissare premi di produzione legati al raggiungimento di standard qualitativi del grano in base alle esigenze dell’industria della pasta, migliorare il grano duro nazionale”, spiega il presidente dei pastai Aidepi Riccardo Felicetti. Per l’associazione, è necessario proseguire su questa strada, con una maggiore aggregazione tra cerealicoltori, imprese industriali, mulini e pastifici. Sul fronte dei prezzi, al momento il grano duro italiano è quotato a 20 euro al quintale. Se si analizzano le quotazioni della Borsa merci della Camera di commercio di Foggia, si osservano prezzi invariati compresi tra 185 euro e 223,50 a tonnellata, mentre un aumento si era osservato dopo la mietitura 2017.

Un elemento fondamentale quando si parla di qualità del grano duro, e dunque della pasta, rimane il livello proteico del cereale. La legge del 1967 stabilisce con precisione le caratteristiche del prodotto e della materia prima utilizzata, fissando anche il contenuto minimo di proteine: deve essere almeno il 10,5%, anche se oggi per rispondere al gusto di un consumatore più evoluto si produce pasta con un livello proteico medio di almeno il 12-13%. “Solo il 35% del grano italiano ha contenuto proteico superiore al 13% e circa il 30% del grano duro prodotto in Italia è di qualità medio bassa, con un contenuto proteico inferiore al 12%, che lo rende non adatto alla pastificazione. Il ricorso a grano estero di qualità permette anche di gestire la variabilità della produzione nazionale”, spiegano da Aidepi. Da Francia, Australia, Messico e Nord America arriva di solito grano di qualità superiore, che viene poi miscelato con quello nostrano.

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